Come viene percepita l’ipnosi dagli italiani?

Charcot
Come riporta Marco Mozzoni nell’ambito di uno studio presentato alla Società Italiana di Ipnosi a Verona lo scorso ottobre, il 57% degli italiani sembra propenso a sperimentare l’ipnosi, una tendenza in netta crescita rispetto al passato.
Questa tendenza, dovuta ad una maggiore e corretta informazione sulla materia diffusa dai media negli ultimi anni, deve ancora tener conto però di una percezione residuale di matrice culturale che penalizza gli sforzi informativi.
Se l’anno scorso l’Istituto Nazionale di Sanità e Ricerca Medica francese (Inserm) ha diffuso un comunicato di più di 200 pagine, passando in rassegna 80 meta-analisi e 6 Cochrane Reviews confermando l’efficacia terapeutica dell’ipnosi nel contesto pre-operatorio, nell’ipnosedazione, nel dolore cronico, nell’ansia, nella sindrome da intestino irritabile e in altri ambiti clinici, con rischi collaterali praticamente inesistenti e una significativa riduzione del consumo di farmaci analgesici e sedativi, l’altro lato della medaglia vede ancora un 18% di italiani considerare l’ipnosi una manipolazione psichica, un 9% una tecnica da mentalista, solo il 19% degli intervistati conosce i suoi utilizzi in ambito medico, il 29% dichiara di sapere che viene utilizzata nella terapia del dolore, il 20% nella prevenzione e il 16% nel trattamento di patologie specifiche.
L’indagine è stata condotta online su un campione di circa cento persone tra il marzo e l’agosto 2016, prevalentemente adulti fra i 21 e i 60 anni (90%), di cui il 52% uomini e il 48% donne.
Nella presentazione dello studio, Mozzoni chiarisce come la disinformazione in Italia giochi un ruolo cruciale nella mancata conoscenza degli ambiti clinici che l’ipnosi può trattare. Gli stessi operatori molto spesso sono i responsabili di questa disinformazione e i primi a pagarne le conseguenze sono i pazienti che potrebbero giovare di uno strumento sanitario efficace ma spesso non ne sono a conoscenza, anche perché depistati da un numero irragionevole di ciarlatani.
In un Paese in cui il misticismo esercita ancora un ruolo rilevante in una fetta della società, l’ipnosi subisce ancora l’ingombrante associazione ad un mondo che si avvicina più all’esoterismo che alla scienza.
Un prezzo troppo alto da pagare per una forma di psicoterapia che ha contribuito alla nascita prima della psicoanalisi, poi, con Milton Erickson, della PNL, della terapia strategica e ha molti punti in contatto con la terapia relazionale e della famiglia.
L’ipnosi oggi non è più quella del famoso quadro di André Brouillet che ritrae un didattico Charcot insegnarne la tecnica ad allievi come Freud o Babinski, è profondamente cambiata negli approcci, nella dinamica relazionale e soprattutto nella profondità delle risorse scientifiche di cui si è dotata.

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